La cucina italiana è giovane

La cucina italiana è giovane

C’è fermento a Torino, e le nuove aperture sembrano confermarlo ogni giorno di più. La Cuncia non solo è nuova (ha aperto a novembre del 2018), ma è anche uno di quei locali pensati e gestiti dai giovani, tanto in cucina quanto in sala.

Giovane però non fa rima con inesperto, per lo meno non in questo caso. Federico, lo chef, non ha ancora 30 anni ma vanta già esperienze di prim’ordine in alcune delle migliori cucine stellate e non d’Italia. Giusto per fare qualche nome, ha lavorato con Bruno Barbieri, con Alfredo Russo al Dolce Stil Novo della Reggia di Venaria, con Alessandro Borghese (di cui era sous chef) nel suo ristorante milanese, e questo dopo aver frequentato l’IFSE e aver gestito, in totale autonomia, un ristorante di cucina tipica a Mantova. Fiorella, dal canto suo, ha studiato all’ALMA, ha lavorato in ristoranti prestigiosi tra Toscana, Piemonte e Veneto e di qui a poco sosterrà l’esame per diventare sommelier AIS.

Due fratelli con la passione per la cucina e per il vino quindi, che amano rivisitare in chiave contemporanea la cucina piemontese e italiana, creando suggestioni che si ritrovano nella sostanza dei loro piatti, caratterizzati da gusti netti e grande equilibrio. Inesperti non lo sono per niente, quindi, ma un altro difetto che in genere si imputa ai giovani è la pigrizia. Ebbene, qui tutto è fatto in casa, dalla pasta fresca al pane, dai grissini alle focacce, seguendo un ricettario che in famiglia si tramanda da generazioni. Il menu spazia, come si diceva, tra le regioni d’Italia con una certa agilità e una serie di proposte suggestive che strizzano l’occhio a una tradizione dalle tensioni contemporanee, solidamente appoggiata sulle basi di un’ottima tecnica e della ricerca esclusiva del gusto, anche attraverso abbinamenti inaspettati.